Allora ricomincia.

Dove fissava la semplice pratica?

Come riusciva a moltiplicare lo scherno?

Si risolveva diritta o abbisognava curvare?

Integerrima o proseguendo sdrucciola?

Miller la commenta e lei scrive in inglese splendido?

Un pompino la indirizzava tra le troie?

Io sono fortunata e tuo fratello fa bella figura?

Quante belle figure vale il bieco tuo?

Siamo ridotti al blog?

La solita parola composta di?

bl e og?

loging blade?

log blood?

blood gog?

Hai capito dove conquisteranno domani?

Lui ha occhi di bambino dio?

Lei (Jane Birkin) danza al Tenco come faceva per G.?

Tornerò mai al tempo di oggi, qui in penisola?

E la gente che scrive su qualsiasi cosa, come me, come me?

Che ne sarà del piccolo esprimersi?

Servirà da grimaldello alla fama?

E la fama avrà abbastanza cronopio a sorreggerla?

E le speranze applaudiranno a piene mani?

E Jannacci rinato con quel suo figlio amante?

E De Andreas mille volte amato in wiskydio?

Ed il mondo contorto, l’italietta da scena?

Una televisione stupida inquadrata a dovere?

Una televisione subdola tracannata dal vendere?

Pasta?

Macchine?

Vinello?

Parfum?

Valium?

Tavor?

Serenase?

Il Pinelli di turno che fa fuori l’europa?

Non intendo e non voglio, mi inabiliterete?

Mi interdirrete?

Le parole vere non sono belle?

Le parole belle non sono vere?

L’uomo che ha la virtù non discute?

L’uomo che discute non ha la virtù?

Essere interi nel frammento?

Dritti nel curvo?

Pieni nel vuoto?

Intatti nell corruzione?

Il grave sta alla radice del lieve?

Il calmo è signore del movimento disordinato?

Per trattenere (per chiudere) fa prima estendere?

Per indebolire fa prima rafforzare?

All’àpice seguendo la discesa fa ascendere ciò che vuoi abbattere?

Smussa l’acuto?

Schiarisce il confuso?

Tempera l’abbagliante?

La massima perfezione è imperfezione?

La massima pienezza umana è vacuità?

La massima dirittura umana è obliquità?

Il massimo sapere umano è sciocchezza?

La più alta arte umana è un balbettìo?

Il moto vince il freddo (producendo calore)?

Il riposo vince il caldo?

Nella sua calma e purità rettifica il mondo?

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11 risposte a

  1. anonimo scrive:

    troppe domande per un venerdì. Troppe domande, raffinate ma che ricordano marzullo

  2. Guidoconf scrive:

    La vita è meglio cantarla in scazonte?

  3. molesini scrive:

    All’inizio pensavo ad una parolaccia, Guido.
    Poi mi sono documentata:

    IL TRIMETRO GIAMBICO E LO SCAZONTE
    Quando la caludicazione diventa una forma d’arte

    Nell’impossibilità di riprodurre i segni convenzionali, sarà bene stabilire una legenda: indichiamo con L una sillaba lunga, con B una breve, con I una indifferens (detta anche anceps), con / la cesura, con ‘ l’ictus. Ora, il trimetro giambico è composto di sei giambi ossia sequenze BL: si chiama trimetro perché l’unità base non è il giambo, ma il cosiddetto metron giambico BLBL, più spesso presente nella forma ILBL. Disegniamo allora lo schema del trimetro: IL’BL’/ IL’BL’/ IL’BI’ Il fatto che l’ultima sillaba sia indifferens accomuna tutti il trimetro a tutti gli altri metri greci.Il trimetro è spesso usato nelle situazioni più vicine alla prosa, per il suo ritmo non dissimile dalla parlata greca normale e quindi ha grande peso nei recitativi della commedia e della tragedia, in cui addirittura è il verso principe. Lo scazonte (ossia lo “zoppo”) prevede invece l’inversione dell’ultimo giambo in trocheo (ossia il passaggio da BI a LB), e ciò rileva nella pronuncia in quanto comporta una ritrazione dell’accento. Lo schema dello scazonte sarà dunque: IL’BL’/ IL’BL’/ IL’ L’B Questo metro è stato introdotto da Ipponatte, a fini parodici e comici. L’ultima indifferens, pertanto, è quasi sempre breve (ossia la schema più tipico è IL’BL’/ IL’BL’/ BL’ L’B, per evitare un accumulo di lunghe). Quando invece questa indifferens si presenta con una sillaba lunga, ossia con lo schema IL’BL’/ IL’BL’/ LL’ L’B si parla di verso ischiorrogico, ossia dalle anche rotte. Sia nel trimetro sia nello scazonte, oltre agli anceps, sono previste in 1, 3 e 5 sede,soluzioni di tribraco (BB’B, con l’ictis nella B centrale per non perdere il ritmo), anapesto (BBL’) e dattilo (LB’B) in seguito alla nota equivalenza quantitativa tra una L e due B. Anzi, una caratteristica peculiare dello scazonte, ma presente anche nel trimetro è l’inizio in tribraco (BB’BBL’/ IL’BL’/ IL’ L’B).. La libertà del poeta nell’utilizzo dei suoi indifferens è ulteriormente limitata al cosiddetto ponte di Parson, per cui quando in un trimetro giambico o in uno scazonte abbiamo una parola che termina con un cretico (BLB) che occupa gli ultimi tre elementi del verso l’anceps è obbligatoriamente lunga, per ripristinare, probabilmente, il ritmo giambico.

    ed ancora:

    Frammento 32 W.
    Metro: trimetro giambico scazonte
    N.B.: il verso 1 è un trimetro giambico regolare.

    Schema: Testo: Scansione metrica
    (simboletti e caratteri greci ce li sognamo qui sopra)

    Traduzione:

    Hermes, caro Hermes, cucciolo1 di Maia, Cillenio,

    ti supplico: davvero, ho un freddo cane [infatti ho davvero freddo malamente]

    e batto i denti…

    da’ ad Ipponatte un mantello e una tunichetta

    e sandaletti e babbucce2 e sessanta stateri d’oro

    sull’altro piatto (della bilancia)3.

    (1) Il termine è intenzionalmente dissacrante: non solo è usato il matronimico in luogo del patronimico, ma il suffisso -deuV si usa in greco come vezzeggiativo per designare cuccioli di animali; dunque non “figlio di Maia”, ma qualcosa tipo “cuccioletto di Maia”.

    L’atteggiamento di Ipponatte verso Hermes risente probabilmente del suo astio sociale nei confronti del dio dei mercanti, cioè dei nuovi ricchi, che hanno ormai (siamo nel VI secolo a.C.) soppiantato in tutta la Grecia la classe aristocratica: infatti, nonostante l’ambientazione squallida ed il tono bohémien dei suoi versi, questa è, secondo ogni evidenza, la provenienza sociale di Ipponatte (il suo nome significa “signore di cavalli” e la sua cultura raffinatissima traspare dall’uso magistrale dell’impasto linguistico di cui si serve, che non ha paralleli nella poesia greca);

    (2) affermazione paradossale: infatti Ipponatte, siccome ha un freddo cane, chiede a Hermes, oltre al mantello e alle babbucce, una tunichetta leggera da donna (il termine designa un abito femminile) e dei sandaletti estivi! Non contento, chiede subito dopo una cifra ragguardevole (sessanta stateri d’oro), che non si può certo considerare un’elemosina… Eppure c’è chi ha frainteso così grossolanamente l’intenzione dell’autore da considerare questo frammento come “il grido di disperazione di un miserabile”.

    Quanto poi questo grido sia petulante e poco sincero, lo dimostrano, fra l’altro, l’evidente comicità delle scelte lessicali (la buffa onomatopea di bambaluzw, il bisticcio fonico creato dalle allitterazioni, dagli omeoteleuti e dal poliptòto in kupassiskon-sambaliska-kaskeriska, questi ultimi sottolineati da ictus metrici in posizione identica) e l’accurata disposizione chiastica dei quattro termini, che pone agli estremi i due oggetti invernali (mantello e babbucce) e al centro i due estivi (tunichetta e sandaletti);

    (3) l’interpretazione è di Degani e ci sembra molto appropriata: infatti significherebbe “per controbilanciare la scalogna che mi hai appioppato”, con riferimento al fatto che Hermes è il vero colpevole del rivolgimento sociale che ha portato al potere i nuovi ricchi (vedi nota 1). Altre interpretazioni proposte:

    (prendendoli) da un’altra casa [lett.: muro], in quanto Ermes era pure dio dei ladri (West, Medeiros, Perrotta, Gentili);

    (provenienti) da un’altra classe sociale (Barigazzi);

    con un colpo di fortuna [lett.: dall’altro lato (della nave), espressione proverbiale] (Cantarella).

    ed àncora:

    Frammento 36 W.
    Metro: trimetro giambico scazonte
    N.B.: il verso 4 è un trimetro giambico regolare.

    Schema: Testo: Scansione metrica
    (idem)

    Traduzione:

    A me invece Pluto – eh già [infatti], è troppo cieco! –

    non ha mai detto, entrato in casa (mia): “Ipponatte,

    ti dò trenta mine d’argento

    e molte (altre) cose ancora”; perché è vigliacco nell’anima1!

    (1) Inizialmente (verso 1) Ipponatte finge di prestar fede alla diceria tradizionale circa la cecità di Pluto, il dio della ricchezza, per giustificare il fatto che costui non abbia mai messo piede in casa sua, lasciandolo nella miseria. Ma alla fine emerge scherzosamente il suo vero pensiero: no, Pluto non è cieco: è semplicemente vigliacco! Ha paura, cioè, che Ipponatte possa suonargliele di santa ragione, come meriterebbe: infatti anche Pluto, come Hermes, è il protettore dei nuovi ricchi che hanno rovinato gli aristocratici come Ipponatte (vedi nota 1 al frammento 32 W.).

    Di questi versi si ricorderà Aristofane, che nel Pluto metterà in scena proprio la storia della guarigione di Pluto dalla cecità che lo affligge, causa di ingiustizie sociali. Questo conferma la diffusa opinione degli antichi secondo la quale i giambi di Ipponatte starebbero alla base della Commedia Archàia (seppure il Pluto appartenga ad una fase più tarda della produzione comica greca).

  4. anonimo scrive:

    Scusa, ti ho risposto al post precedente.

  5. prufrock1962 scrive:

    il tuo commento mi ha narcotizzato.. il post invece è folla, per me, folla plausibile se soli si ascolta,… vabbè, sii indulgente verso la mia facilità d’uso :) ciao

  6. Guidoconf scrive:

    Bon. Ma venendo a noi ed astraendo: la vita è meglio cantarla in scazonte o no? E se vogliamo aggiungiamo perché, ad maiora.

  7. chiarayorke scrive:

    soulmates never die. e il ‘poi uno’ ha una forza vera, una membrana si materializza. e di nuovo mi de-termini.

  8. chiarayorke scrive:

    (il commento si riferisce all’ultimo post, scusate l’intrusione:)

  9. molesini scrive:

    Nessuna intrusione, Chiara, sei una delle voci che più attendo.
    Guido, io la vita nello scazonte improprio che mi sono ritrovata ad utilizzare la canterei ancora per un po’, ma credo che la complessità meriti anche lunghi flussi di coscienza, rime e dodecasillabi, scarne parole tao, prese d’immagine surreali, cronache asciutte fantiane e fitzgerraldiane, ogni tanto un rimbaud e spesso un poe. Goethe nel Faust descrive le cose con l’atteggiamento stilistico che viene utilizzato nel loro periodo; quindi proprio in quel periodo va a situarsi, e allora parlare di arcadia significa parlare in “arcadico”.
    Io non so praticamente nulla di metrica classica, e non mi saprei riconoscere in un vulcaniano ma quest’avventura di scrivere non mi stanca ancora, e scopro una specie di “incanto ritmico” già altrove codificato, ma lo scopro a posteriori, e non mi situo, non mi interessa per ora fare echiane contestualizzazioni storiche.
    Per me lo scrivere è questione di vita o di morte.
    Sono alla sublimazione di esigenze di sopravvivenza.
    Nessuna necessità culturale mi imbriglia.
    L’esigenza di sapere (la mia, forte e dolorosa) ha struttura batesoniana, sistemica, è scienza di confine, volutamente ignora splendidi dettagli di codifica confermata, vorrebbe riportare tutto ad una specie di matematica e logica razionali ma parte da un inconscio fluttuante che sa parlare solo di magia.

  10. aktarus scrive:

    la verità sta in un paradosso

  11. Виктор scrive:

    Sta preparando la sceneggiatura per un film lungometraggio di finzione dal titolo provvisorio “Gesualdo da Venosa ” e un documentario dedicato allo stesso Gesualdo dal titolo “Gesualdo, i percorsi dell’anima.”