Infatti ne parlarono a lungo. Schietta sottile hai visto l’idea insinuarsi tra le parole che scattavano.

Aveva un gonnellino a righe sulle gambe nude bianche scarpe con la cinghietta e saltellava col cane sulle scale. Parlava come fanno le bambine con la voce piccola assecondante con quell’inclinazione in battere che si sostiene appena alla fine a convincere a rabbonire

l’idea:  quello che pensano gli adulti sui bambini e sui topi è falso. A loro servono piccoli. Sono mai entrati nelle loro parvenze esistenziali. I pediatri, dici? I pedagoghi? Qualche topofilo del cnr? Embrioni congelati, credimi.

Poi prende un giro largo e fa due conti: adesso l’idea calcola: certe cose non si possono dire. (Pasolini "ma mi censurerei da solo, certo, non possono essere recepite, non ci sono gli strumenti per farlo!")

gli strumenti (ad alta voce): "tutti questi tanti filosofi per arrivare sin qua. Dove il mondo disattende e le piattaforme tengono. E vogliamo invece fare un’apologia del topo clonato, entrare nei suoi occhietti traballanti quando non ha paura perché gli han tolto il gene, aggiunto lo squalo, spostato l’aorta o spiaccicato l’ipotalamo."

Mentre trecento milioni possono essere benevolmente spostati dalla Recherche alle ali d’italia, questo si senza plissé. Rivoglio il mio topo. Urla. E’ il lattante di Riondino quando pensa "o dio il papa". Urla quel pensiero poche cose svelte. Voglio parlare del topo. Logica ferrea. Grandamore.

Che non è detto che il nostro compromesso ansimante debba avere per forza una forma sola. E che cristo finirò anch’io per non riuscire a scrivere più nemmeno una pagina.

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2 risposte a

  1. canechecorre scrive:

    che blog interessante

  2. ioletoini scrive:

    per le ogniforme i luoghi che trovano la vena elemenatre uno scudo il suono vero

    il compromesso non salva dall’esplosione.

    ciao silvia.