L’ATTO FINALE

A mettere un punto,
così definire della posizione il
fatto intorno.
Spesso grasso intimo
a sagrada conclusione. E,
decidi, non si fa più
questo
gracidare consunto, non più
corone serenelle inchiodate
al sangue della scena
(o a un più modesto viottolo)
rompiamo il giocattolo!
qualcosa di più fatto, di sicuro
e d’intatto, una visione
finale
che ci tolga da qui, bruttodare,
qui
brutteparole,
qui,
in fila al vento quanto vuole.

E partiamo più in alto!
O non partiamo,
cosa cambia Maria,
non partiamo affatto,
stiamo a ripeterci le storie
guardiamo il sole quando sorge
ripetiamo!
la scena prima, costa poca fatica
la scena prima non vale,
e starla a guardare sublima.

L’atto finale, la soluzione
(affossata, affrettata, corre giù dalle scale
ha in mano una lettera marrone
non più bella ma libera si vorrebbe cantare
e canta meglio di prima
con un pane spezzato sul tavolo
del cuore)

l’atto finale, l’abbaglio
(sotto una pietra lapide fa l’oggi
conti con il giorno
e si sbrega ubriaco in parti
simmetriche, ma per questo
riconosce suo il volto, così
vedilo andare di lato, verme perturbato
vedilo
risorgere!)

Coro:
l’atto finale, la scusa,
il pareggio,
lo sporco, non riesco quindi
tronco, e statua ed
ìnnatura
mi, sacra, sfondo.

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3 risposte a

  1. amilgaQ scrive:

    geeez!!!

  2. anonimo scrive:

    Silvia leggo a passi e silenzio “L’invidia” ti dirò presto..

    Un bacio,

    Dale “che ora riposa per lanciarsi a breve nella nascita della passante”..parto doloroso tra i predatori e l’invidia appunto :-)

  3. molesini scrive:

    Ciao la Milga e la Dale! Care, care.