Tre cose che so del patto col diavolo.





Un posto fermo, disabitato.

Rapporti con gli oggetti univoci.

Tutto pulito, al suo posto, fissato.

Mettere ogni cosa dove va.

Forme sicure, squadrate, finite.

Il tempo bloccato è dentro quello spazio chiuso.

Mai un solo pezzetto di cenere sul tavolo.

Un posto fermo, disabitato.

Rapporti con gli oggetti sicuri.

Nessun altro.

Movimento lineare uniforme verso il passato.

Fotografie (immagini fissate).

Contatto con cose lisce, ordine, ordine.

Emerge la dentellatura incollata del pezzo del vecchio quaderno.

E così la posso controllare, vedi che non mi disturba.

C’è solo lei, vagamente frattale, a dare apparente confusione.

Ma sono nel posto fermo, disabitato.

Sono nel mondo che non si muove.

Rallentata, ho pudore ad inserirmi in quel silenzio.

Non voglio fare rumore.

La punta dell’extra-fine ne fa già uno suo, esorbitante.

La carta che dà quello sfregolìo sensuale è già troppo.

Il minimo input risulta scandaloso, immane.

Sono nel mondo medio, semifermo.

Quindi davvero finito.

Sono sotto l’universo campana.

Tirare fuori le sigarette dal pacchetto rende gli estremi.

Troppi materiali diversi che si toccano.

Adesso so cosa succederà, tremo al pensarci.

Un rude sfregamento sulla silice.

Di legno squadrato e pallette blu, visione, zolfo.

Un odore acuto, marcito, molesto, gravido.

Quella cosa ficcata nelle labbra, discontinuamente collose.

Un incendio rosso e nero, trattenuto sopra l’orletto.

L’odore buono della combustione, ossigeno e reazione.

Miliardi di molecole festanti.

Io che mi avveleno.

Il cuore?

 Un posto fermo, disabitato. Rapporti con gli oggetti univoci.

Tutto pulito, al suo posto, fissato. Mettere ogni cosa dove va.

Forme sicure, squadrate, finite. Il tempo bloccato è dentro quello spazio chiuso.

Mai un solo pezzetto di cenere sul tavolo. Un posto fermo, disabitato.

Rapporti con gli oggetti sicuri. Nessun altro.

Movimento lineare uniforme verso il passato. Fotografie (immagini fissate).

Contatto con cose lisce, ordine, ordine. Emerge la dentellatura incollata del pezzo del vecchio quaderno.

E così la posso controllare, vedi che non mi disturba. C’è solo lei, vagamente frattale, a dare apparente confusione.

Ma sono nel posto fermo, disabitato. Sono nel mondo che non si muove.

Rallentata, ho pudore ad inserirmi in quel silenzio. Non voglio fare rumore.

La punta dell’extra-fine ne fa già uno suo, esorbitante. La carta che dà quello sfregolìo sensuale è già troppo.

Il minimo input risulta scandaloso, immane. Sono nel mondo medio, semifermo.

Quindi davvero finito. Sono sotto l’universo campana.

Alzarmi e cercare nel frigorifero basso una bottiglia.

Fredda nel restare tonda sotto la mano.

Adesso so che accadrà, è rapido turbamento.

Un veloce girare il tappo, la presa al bicchiere lungo.

Nel vetro trasparente, osceno, un liquido giallo denso.

Un odore dolciastro, acre, invitante, mistico.

Quella cosa ficcata nelle labbra, discontinuamente collose.

Un groviglio fluido frenato ed un risucchio sottile.

Il gusto morbido del filtro, e un movimento vascolare.

Milioni di cellule festanti.

Io che mi trasformo.

A tradire.

Un posto fermo, disabitato. Rapporti con gli oggetti univoci. Tutto pulito, al suo posto, fissato.

Mettere ogni cosa dove va. Forme sicure, squadrate, finite. Il tempo bloccato è dentro quello spazio chiuso.

Mai un solo pezzetto di cenere sul tavolo. Un posto fermo, disabitato. Rapporti con gli oggetti sicuri.

Nessun altro. Movimento lineare uniforme verso il passato. Fotografie (immagini fissate).

Contatto con cose lisce, ordine, ordine. Emerge la dentellatura incollata del pezzo del vecchio quaderno. E così la posso controllare, vedi che non mi disturba.

C’è solo lei, vagamente frattale, a dare apparente confusione. Ma sono nel posto fermo, disabitato.

Sono nel mondo che non si muove.

Rallentata, ho pudore ad inserirmi in quel silenzio. Non voglio fare rumore. La punta dell’extra-fine ne fa già uno suo, esorbitante.

 La carta che dà quello sfregolìo sensuale è già troppo.Il minimo input risulta scandaloso, immane. Sono nel mondo medio, semifermo.

Quindi davvero finito. Sono sotto l’universo campana.

Uscire e chiedere al ragazzo di fronte di entrare, qui.

 

"La  morte voluttuosa ha il fascino

dei mille avvitamenti diurni

insincera prepara il lamento

per funambolici mattini muti".

 

 

 

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3 risposte a

  1. amilgaQ scrive:

    dì a questa cosa diabolica di uscire dal corpo di splinder_

    :D

  2. dirtyinbirdland scrive:

    a volte vengo qui perché so esattamente dove andare, e trovo. come stasera, trovo. la mano ed è sinistra per forza e convinzione, come la signorina Adele H. o Nicole Kidman in alcune sue visioni di sé. Insomma, come per quelle sigarette della Bachmann, il rododendro è un fiore? E non chiamiamolo azalea.

  3. molesini scrive:

    mi siete fiori, voi