Agosto shutta via come uno sbrano
parte a palla rimorde concàvo e
agosto pena nato mi s’torce
non l’amo, non
l’amo
tirapiedi le ha prese con sè
le smorfiette bambine, agosto
sublime spezzato e munto

si spacca che ha un giunto sulle presine
si contratta stabilendo le possibili fini
s’involucra e contrae risulte pese state
infatti era estate, si nasce così
pilloli, smaestrati
con tanta volontà di forza spotica
ed invece è una fame:
l’io s’inchina a superbi scempi
e quel che gli resta, finestrada
(che è un molare di vento)
spanna, digrada. Non si è mai vista
tanta profusione di conigli e
si vorrebbe inventare qualcosa
sul pergolato delle metafore marcite.
Io, così, gli chiedo d’uscire.

Gli dico: " dove l’hai messo, e nascosto, dove
so che filava bene, dov’era di cuccia
cosa guardava per prendere il colore, so
come si chiama, come si schiava, socome
e seppellito, l’hai seppellito, giù "
e parlo troppo. E non si parla più.

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5 risposte a

  1. dirtyinbirdland scrive:

    E quando ti leggo ho il sale agli occhi– dev’essere la’umore marino che mi porto dietro quando vengo da te, zazie

  2. anonimo scrive:

    ho letto la vostra fiaba, anche da me passa un gatto amorevole e dico ai bambini che li mangerei

  3. dirtyinbirdland scrive:

    eheh, Cris è sempre puntuale nell'autodifesa :-)))) Sai che la cosa che mi piacerebbe di più sarebbe scrivere con lui? Non so, fiabe o fumetti–

  4. _nevedicarne_ scrive:

     Silvia
    ho letto su viadellebelledonne
    la tua Lettura sull' Ulisse a cui e dato
    che ami Joyce mi chiedevo se
    avevi già sentito questo

    http://www.youtube.com/watch?v=831235Pe3PE

    un caro saluto
    paola

  5. anonimo scrive:

    grazie Paola, interessante documento (ne avevo trovata una versione più breve, qualche tempo fa)

    un saluto