Sabrina è un nome che mi è caro. Lo leggo e subito mi appare una ragazza. E me ne appare un'altra, a fianco al nome caro. Sabrina, che si scivola e che sbriciola.
Metto un golf verde mentre guardo l'attrice francese che è solo un giovane monumento alla gioventù bella, ma la fanno piangere e fumare e credo, si voglia perderla e perderla. Le penetrazioni si alternano al fondo rumore del mare e la luce è uno sfondo, serve all'immagine niente.
Anch'io se capita ti prendo una sberla, mi fa impazzire la tua decrepitudine e la giovanissima stronzetta, infilata al cuore povero hai una mannaia perspicace ed i denti li affondi dove hai perduto il latte. Lo schifo di pace, e il mondo impotuto, ami il tormentami, fottutissimo. Mille di sberle, sonanti, mirate, mio porco dentro.
Sabrina è un nome che mi è caro anche se non le darò più niente, e così a Monica che ha un risarcimento dovuto e pure alle altre, care mia dolce gente, io non do più nulla, non esce e non mi prende, una distantezza, una lontana, l'amore è salvo se non parla delle cose che abbiamo fatto oggi, e raffrontarle e dire meglio, peggio, cosa pensi dell'educazione del tuo bambino, come coprire di colori queste stanze terribili, cos'è successo.
E' la domanda che mi fa la grande paura. Cos'è successo. Le novità che garantirebbero la vita, plin, plin, una puntata, una new, uno trip, un gioiello ed un voto, due conversazioni grasse con la persona giusta.
E l'eredità, la sorella, l'incompresa, il lascito, la madre, la guerra, la malattia paventata, il dovuto. E la cerimonia, il presenziante, il posto nella tomba, il suo, l'ospizio, la vicina abbaiante, una morosa di terza, il permesso di soggiorno, l'operazione alle ossa, il ristorante pregiato il viaggio in prima e la letterina.
E dov'è finita la gente. E quante stimmate mostrano. Con quali medaglie ora si prestigiano. Dove vanno a svernare.

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Una risposta a

  1. molesini scrive:

    Vorrei puntualizzare, cosa che non farò più se non sollecitata.
    La questione letteraria , sembra inutile dirlo ma non lo è mai, non riguarda le dichiarazioni di intenti. Quelle semmai sono elementi collaterali, cose aggiunte o sovrapposizioni, che la possono rinforzare o financo eludere e che la usano come servomeccanismo, anche bene.
    Scrivere è però sostanzialmente creare un piano fittizio sul quale le rappresentazioni linguistiche  possano muoversi con i loro nomi, le loro proprietà, le cose che hanno perduto e, tra l'altro che ora non viene detto, soprattutto con il tentativo della loro follia.
    Perché la follia non è una mattitudine, una stramberia, e neppure una dissociazione afinalistica; ma la parte non detta, e quindi la più urgente, del testo ordinario.
    L'autismo camuffato dei comportamenti è materiale specialmente utile a quest'operazione, ed io ne uso tanto perché so dove e come trovarlo.