Per come si precisava aveva carattere di disperazione pervasiva. E quindi non si precisava, ma, vedete, si manifestava cercando. Cercava, quindi potremmo dire che da qualche parte uno spazietto esisteva, a garantire un filo di seguito, di evoluzione costitutiva, a quella brutta storia.
Ci si soffoca e si piange, non si vede più nulla. Ha qualcosa di un pre-marasma, il confino quantitativo dell’esplosione delle ghiandole, dei muscoli, dell’urlo nella pancia, dello serrarsi della gola, dello straripamento, della perdita di ogni tutto il calore che c’è; dentro a fuori, poi dentro niente, poi niente.
La perdita di ogni speranza deve assomigliare a questa cosa, e si sta parlando di un solo modulo esistentivo ma la perdita di speranza definitiva, che potremo ritrovare sicuramente altrove.
Che; qui pare essere la sporcatura dell’invincibile desiderio di ricongiungimento ad una parte sentita come ancora-sé. Questo spiegherebbe i sintomi della perdita di calore e del profondo vuoto oscillante poi fisso, anche se la perdita definitiva di un oggetto primario  potrebbe benissimo dare lo stesso risultato.
Quindi piangeremo ancora.
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3 risposte a

  1. dirtyinbirdland scrive:

    passo qui, stamattina, e il tuo testo si incrocia con la biografica ricorrenza della morte di mio padre, esattamente 13 anni fa. Era l’alba. La chiusa mi strazia un po’– Ecco.

  2. anonimo scrive:

    ha l’incalzare scientifico, a leggerlo a voci alte, come che di animali-uomini di costa e mi diletto che si esce così oscillo e fisso, straripa_

  3. molesini scrive:

    un abbraccio caro Nerina

    nello scarto tra la difesa scientifica e la perdita totale percepita s’intravede una sorta di struttura testuale, mi pareva, come uno spaccato di aiuto